Rizobatteri e Micorrize

2018-10-03T16:51:03+02:00

Validi aiuti per il contrasto (di alcune) patologie vegetali

Tutti abbiamo studiato come è composto il suolo. Abbiamo imparato che il suolo è un sistema trifasico, costituito da una fase solida organo-minerale, una fase liquida ed una gassosa (l’aria è necessaria per la sopravvivenza delle radici).

Sappiamo anche che la tessitura del terreno è costituita da argilla, limo e sabbia, che la sostanza organica è fondamentale per il nutrimento di animali e piante e come elemento in grado di dare struttura al suolo,  creando le macro e micro porosità necessarie allo sviluppo delle piante; infine ci hanno insegnato che per ottenere buoni risultati produttivi è necessario fertilizzare le piante con Azoto, Fosforo e Potassio (il “famoso” NPK che troviamo su tutti i fertilizzanti).

Un sistema molto complesso

Il suolo, però, è qualcosa di molto più complesso di un insieme di particelle ed elementi nutritivi. Questa semplificazione, di tipica concezione antropocentrica, deriva dalla necessità dell’uomo di ricondurre a modelli semplificati la complessità e la variabilità del suolo. Questa semplificazione molto spesso non ci fa considerare il suolo per quello che è realmente: un sistema vivo molto complesso. Nel suolo ci sono innumerevoli specie viventi: dalla macrofauna (es. talpe) alla microfauna tellurica (es. nematodi) fino a batteri e funghi del terreno. Tutti questi esseri viventi utilizzano, creano, rinnovano e modificano il suolo a tal punto di essere i veri “garanti” della fertilità del suolo. Per mantenere un suolo biologicamente attivo è necessario un costante apporto di sostanza organica in modo che gli “abitanti” del terreno possano vivere e mantenerne la fertilità.

L’utilizzo sempre maggiore di fertilizzanti di sintesi ha comportato una drastica riduzione del contenuto di sostanza organica nel suolo, con conseguente riduzione della fauna del suolo, perdita di fertilità e della capacità di trattenere elementi minerali e nutritivi (pensiamo al problema della lisciviazione).

Micorrize foto

Come contrastare questi fenomeni?

Per contrastare questi fenomeni, è importante apportare sostanza organica al suolo (ad esempio con fertilizzanti organici) e sono molto rilevanti i batteri e i funghi del suolo. Proprio queste ultime due categorie, spesso sottovalutate, possono essere la discriminante tra un buon suolo e un pessimo suolo. Questo perché le radici, al contrario di quanto si possa pensare, sono in grado di esplorare solamente dal 4 al 7% dell’intero volume del suolo. Per questo motivo le piante, evolvendosi, hanno stabilito dei rapporti simbiotici con batteri e funghi micorrizogeni. Questo rapporto mutualistico porta ad un duplice beneficio: le piante forniscono zuccheri a batteri e funghi che “ricambiano” con elementi nutritivi difficilmente accessibili alla pianta (Fosfati, potassio, ecc..) che vengono estratti dalla sostanza organica e dai minerali.

Inoltre,  funghi e batteri del suolo svolgono un’ulteriore importantissima funzione: proteggono le piante dai patogeni. In dettaglio, i Rizobatteri si sviluppano a strettissimo contatto con le radici, svolgendo la duplice azione di assorbimento e di protezione meccanica delle radici dai patogeni (essendoci i batteri attorno alle radici non c’è fisicamente lo spazio per i patogeni). Il “difetto” principale dei rizobatteri è di essere sostanzialmente immobili e in grado di svilupparsi solamente in prossimità delle radici.

Qui entrano in gioco i funghi micorrizogeni (ovvero funghi in grado di formare associazioni simbiotiche con le piante superiori). Essi sono in grado di svilupparsi attorno alle radici e di spingersi nei micropori del terreno (le radici si sviluppano nei macropori) formando un reticolo di assorbimento in grado di incrementare di circa 7 volte il potenziale assorbente delle piante (in 1 centimetro cubo di suolo ci sono fino ad 1 chilometro di micorrize!). Inoltre , anch’essi contribuiscono alla protezione della pianta dai patogeni.

Alcuni studi internazionali hanno stabilito che buona parte delle patologie delle piante sono il risultato di uno stato di stress e non la vera problematica: la patologia è il sintomo, non la causa. Questo approccio, totalmente differente dai comuni principi di difesa delle piante, dimostra che piante in grado di stabilire proficui rapporti simbionti con batteri e funghi sono più sane, più resistenti alle patologie, sono in grado di sopperire autonomamente ai fabbisogni idrici ed energetici (quindi con minori costi gestionali) e, in caso di piante commestibili, producono alimenti organoletticamente migliori.

L’approccio scientifico di considerare la patologia come l’espressione di una problematica del suolo apre nuove prospettive. Ad esmpio, se un fungo attacca le radici della mia pianta significa che non ho abbastanza funghi micorrizogeni e quindi è un problema di suolo e non della pianta. Questo è il primo passo verso una gestione del verde e una produzione consapevole volta ad assecondare i naturali meccanismi di difesa delle piante sviluppatisi in milioni di anni di evoluzione.

Verosimilmente, non è realistico pensare di combattere tutte le patologie vegetali con la corretta gestione della micorrizosfera (porzione di suolo interessata dalla presenza di radici, micorrize e rizobatteri). Una gestione del verde finalizzata a mantenere in salute il suolo mediante l’utilizzo di fertilizzanti organici e da lavorazioni del suolo meno intense (con conseguente sviluppo di micorrize e rizobatteri) contribuisce però a creare una micorrizosfera biologicamente attiva, in grado di supportare le esigenze delle piante e garantire la fertilità del suolo con piante più sane, più belle (in caso di piante ornamentali), meno suscettibili alle patologie e (in caso di piante eduli) produzioni quali-quantitativamente molto soddisfacenti e nutrienti.

Questo approccio è ben illustrato nel seguente “film” realizzato dalla Plant Health Care che illustra questi concetti in maniera semplice, chiara ed efficace.

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