Attacca prevalentemente alberi ornamentali e rappresenta una nuova sfida per la “difesa” dei nostri alberi e della biodiversità
Negli ultimi anni, il Nord Italia sta affrontando un aumento preoccupante di insetti esotici invasivi che si insediano nei nostri ecosistemi, causando impatti significativi su biodiversità, piante ornamentali e colture agricole.
Tra le specie già note ricordiamo il Cinipide Galligeno del Castagno (Dryocosmus kuriphilus), l’Ifantria Americana (Hyphantria cunea), la Cimice Asiatica (Halyomorpha halys), il Cerambicide dalle lunghe antenne (Anoplophora chinensis e A. glabripennis) e la temibile Popillia japonica. Da qualche anno, però, si aggiunge un ulteriore nemico: la Takahashia japonica, una cocciniglia di origine asiatica che attacca prevalentemente alberi ornamentali.
Diffusione della Takahashia japonica e riconoscimento
Identificata per la prima volta in Europa dalla Professoressa Limonta dell’Università degli Studi di Milano, la Takahashia japonica è stata rinvenuta in diversi comuni lombardi, tra cui Cerro Maggiore, Legnano, Rescaldina, San Giorgio su Legnano, Canegrate, San Vittore Olona, Castellanza, Busto Arsizio, Saronno e Monza. La sua presenza in prossimità dell’aeroporto di Malpensa conferma come i punti di scambio internazionale possano facilitare l’introduzione di specie aliene.
Questa cocciniglia è facilmente identificabile grazie agli ovisacchi bianchi circolari, simili a piccole ghirlande, che ornano i rami delle piante colpite.
All’interno di ogni ovisacco si trovano centinaia di uova che, dopo la schiusa, danno origine a neanidi. Queste si spostano dalle ramificazioni alla pagina inferiore delle foglie, vicino alle nervature, dove restano per tutta l’estate. In autunno migrano nuovamente sui rami per svernare.
Ciclo biologico
Il ciclo biologico consiste nella produzione degli ovisacchi dalle femmine nei mesi di aprile-maggio, dopo poche settimane avviene la schiusa delle uova e la fuoriuscita delle neanidi che migrano dai rami alla pagina inferiore delle foglie in prossimità delle nervature. Qui rimangono per tutto il periodo estivo per poi migrare nuovamente, dalle foglie ai rami, prima della caduta delle foglie e del riposo vegetativo delle piante ospiti. Svernano sui rami e si preparano a produrre gli ovisacchi nella primavera successiva.
Piante ospite
Questo patogeno è in grado di colonizzare numerose specie di alberi e si configura come un potenziale problema in quanto in grado di parassitizzare piante afferenti a numerosi generi vegetali, molto utilizzate come ornamentali e che, in alcuni casi, erano poco soggette a problematiche di origine entomologica.
Tra le piante ospite si annoverano:
- Acer spp. (aceri)
- Albizzia julibrissin (acacia di Costantinopoli)
- Celtis australis (bagolaro)
- Carpinus betulus (carpino bianco)
- Morus nigra e Morus alba (gelso nero e bianco)
- Liquidambar styraciflua (liquidambar o storace americano)
Sebbene raramente provochi la morte della pianta, può causare problemi estetici e funzionali, come la produzione di melata che attira formiche e sporca superfici sottostanti e fumaggine che rende nerastre le superfici.
Strategie di controllo e lotta biologica contro la Takahashia japonica
Contrastare la Takahashia japonica, nota anche come cocciniglia asiatica degli alberi ornamentali, richiede un approccio integrato che combini interventi mirati e tecniche sostenibili. L’obiettivo è contenere la diffusione del parassita senza compromettere la salute dell’ecosistema urbano. Di seguito alcune delle strategie che meglio funzionano.
Potature mirate e distruzione fisica
Quando l’infestazione è ancora limitata, la soluzione più immediata è la rimozione fisica delle parti colpite. Tagliare e distruggere i rami infestati riduce la popolazione dell’insetto e limita la sua capacità di riprodursi. Questo metodo è particolarmente indicato per focolai localizzati, ma da solo raramente garantisce l’eradicazione completa.
Trattamenti chimici
Al momento non esistono principi attivi registrati specificamente per la Takahashia japonica. Tuttavia, studi e osservazioni sul campo indicano una buona efficacia di prodotti a base di acetamiprid, oltre a trattamenti comunemente usati contro le cocciniglie come oli minerali, olio di neem, sali di potassio e saponi molli. In ambito urbano, l’uso di fitofarmaci deve sempre rispettare le normative vigenti e privilegiare applicazioni mirate per ridurre l’impatto su altre forme di vita. In passato sono stati effettuati trattamenti in endoterapia, ma attualmente non sono presenti nuovi prodotti autorizzati.
Lotta biologica e predatori naturali
Un alleato prezioso nella gestione di questo parassita è rappresentato dai predatori naturali, come alcune specie di coccinelle, che si nutrono delle neanidi e degli adulti. Favorire la loro presenza o introdurli in modo controllato può contribuire a mantenere sotto controllo la popolazione della cocciniglia. Si possono applicare con successo lanci di predatori naturali al fine di mitigare gli impatti di questa cocciniglia.
Funghi entomopatogeni
Le ricerche più recenti stanno esplorando l’uso di funghi entomopatogeni come Lecanicillium spp., capaci di infettare e uccidere gli adulti della Takahashia japonica. Questi preparati microbiologici offrono un approccio mirato e a basso impatto ambientale, aprendo nuove prospettive per una lotta biologica sostenibile.
La lotta fitosanitaria all’importazione di organismi esotici si configura come una delle maggiori sfide del terzo millennio per la conservazione degli ecosistemi, tanto è stato fatto ma tantissimo è necessario fare per evitare l’ulteriore importazione di “ospiti indesiderati”.

Un ringraziamento al dott. Matteo Maspero per le splendide fotografie!













