Takahashia japonica: la “nuova” cocciniglia che si sta diffondendo nel Nord Italia

2018-10-30T11:37:00+01:00

Attacca prevalentemente alberi ornamentali e rappresenta una nuova sfida per la “difesa” dei nostri alberi e della biodiversità

Negli ultimi anni stiamo assistendo sempre più all’invasione di insetti esotici che si insediano nei nostri ecosistemi con impatti importanti sugli ecosistemi naturali, sugli agroecosistemi e sulle piante ornamentali in ambito urbano. Solo nell’ultimo lustro sono diversi gli insetti introdotti nei territori compresi tra il Novarese, il Milanese e il Varesotto in prossimità dell’aeroporto internazionale della Malpensa (e più in generale nel Nord Italia). Pensiamo al Cinipide Galligeno del Castagno (Dryocosmus kuriphilus), all’Ifantria Americana (Hyphantria cunea), alla Cimice Asiatica (Halyomorpha halys), al Cerambicide dalle lunghe antenne (Anoplophora chinensis e glabripennis) o alla temibile Popillia japonica che tanti danni sta causando a piante da frutto, colture agrarie, piante ornamentali e tappeti erbosi.

Takahasha japonica 1Da qualche tempo è presente stabilmente, nei nostri territori, un “nuovo” parassita vegetale di origine asiatica: la Takahashia japonica, identificato per la prima volta dalla Prof.ssa Limonta dell’Università degli Studi di Milano. L’insetto è stato rinvenuto nei Comuni di Cerro Maggiore, Legnano, Rescaldina, San Giorgio su Legnano, Canegrate, San Vittore Olona, Castellanza, Busto Arsizio, Saronno e Monza e si configura come il primo rinvenimento su territorio europeo.

Questo insetto afferisce alla categoria delle cocciniglie ed è facilmente riconoscibile dagli ovisacchi particolarmente vistosi e con forma circolare che vanno a ornare i rami degli alberi colpiti, assomigliando vagamente ad una “ghirlanda” di colore bianco. All’interno degli ovisacchi ci sono centinaia/migliaia di uova di dimensioni minuscole che, una volta sviluppate, daranno origine a neanidi, che andranno a colonizzare la pianta ospite. Il ciclo biologico consiste nella produzione degli ovisacchi dalle femmine nei mesi di aprile-maggio, dopo poche settimane avviene la schiusa delle uova e la fuoriuscita delle neanidi che migrano dai rami alla pagina inferiore delle foglie in prossimità delle nervature. Qui rimangono per tutto il periodo estivo per poi migrare nuovamente, dalle foglie ai rami, prima della caduta delle foglie e del riposo vegetativo delle piante ospiti. Svernano sui rami e si preparano a produrre gli ovisacchi nella primavera successiva.

Takahasha japonica 2

Questo patogeno è in grado di colonizzare numerose specie di alberi e si configura come un potenziale problema in quanto in grado di parassitizzare piante afferenti a numerosi generi vegetali, molto utilizzate come ornamentali e che, in alcuni casi, erano poco soggette a problematiche di origine entomologica. Tra le piante ospite si annoverano: Acer spp., Albizzia julibrissin, Celtis australis, Carpinus betulus, Morus nigra e alba e Liquidambar styraciflua (che finora non presentava insetti patogeni in Europa!).

Come intervenire

Il controllo del patogeno può essere effettuato mediante distruzione fisica delle porzioni di alberi interessate mediante specifiche potature fitosanitarie; tale metodo può essere utile in casi di infestazioni circoscritte e, nella maggior parte dei casi, non consente l’eradicazione completa. Per quanto concerne il controllo chimico, al momento non esistono princìpi attivi specifici e testati ufficialmente (anche in ragione delle infestazioni contenute); in letteratura si documenta l’efficacia di prodotti a base di acetamiprid ed è verosimile l’efficacia di prodotti comunemente utilizzati per il controllo delle cocciniglie. Un’ulteriore aspetto da considerare consiste nei predatori naturali; attualmente si è notata la predazione da parte di alcune coccinelle, ma è necessario approfondire la valutazione di tale aspetto.

La lotta fitosanitaria all’importazione di organismi esotici si configura come una delle maggiori sfide del terzo millennio per la conservazione degli ecosistemi, tanto è stato fatto ma tantissimo è necessario fare per evitare l’ulteriore importazione di “ospiti indesiderati”.

Takahasha japonica 3

Un ringraziamento al dott. Matteo Maspero per le splendide fotografie!

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