La Capitozzatura

2018-10-03T16:41:31+02:00

Ecco a voi la “Pecora Nera” delle tecniche di potatura

Capitozzatura? Assolutamente No

Purtroppo l’abbiamo vista tutti. Probabilmente senza conoscerne i dettagli o senza sapere il “termine tecnico”, ma non esagero nel dire che, almeno una volta nella vita, ognuno di noi ha visto un albero capitozzatoInnanzitutto, quando ci si accinge ad effettuare operazioni di potatura di un albero bisogna considerare questa semplice regola empirica:  

“mediamente un albero non potato vive più a lungo e con meno problematiche rispetto ad un albero potato”. Detto questo, è ovvio che, in ambito urbano, operazioni di potatura sono spesso imprescindibili e necessarie per la gestione in sicurezza degli alberi (anche se un’attenta progettazione può ridurre sensibilmente gli interventi necessari).

Ma, in dettaglio, in cosa consiste una Capitozzatura?

È “una tecnica di potatura che comporta il taglio di rami sopra il punto di intersezione con il tronco o altro ramo principale, in modo che rimanga solo quest’ultimo o una parte della chioma, dopo una rimozione molto drastica, dal 50 al 100% della vegetazione presente”.
La capitozzatura è la più dannosa tipologia di potatura esistente, ma sebbene da circa 35 anni se ne conoscano i danni e le problematiche, è attualmente una delle potature più frequenti che possiamo incontrare per la riduzione delle dimensioni di un albero (in altezza e/o in larghezza).

Federico Bonetti Capitozzatura1

Un esempio di pianta NON capitozzata

Tra le problematiche riscrontrate dalla Capitozzatura si incontrano:

Importante indebolimento dell’albero. La rimozione dal 50 al 100% delle foglie comporta gravi stress al soggetto arboreo che perde improvvisamente gli organi deputati alla produzione di energia. La risposta consiste nella produzione di rami che sosterranno numerose foglie per la produzione di energia “di emergenza”. Per fare questo l’albero può dar fondo a tutte le riserve energetiche e debilitarsi fino a morire;
– Produzione di rami avventizi inseriti debolmente. I rami prodotti in condizioni di emergenza andranno a costituire la nuova chioma dell’albero ma saranno meccanicamente meno stabili con grossi rischi di rotture;
– Esposizione di grosse superfici a patogeni vegetali (funghi e insetti) che approfittano della condizione di stress degli alberi per svilupparsi e proliferare;
– Scottature di tronco e rami per improvvisa esposizione alla luce diretta del sole. Queste scottature possono condurre alla morte del cambio cribrovascolare e la morte del ramo o del tronco;
– Costi elevati. Ebbene sì! Capitozzare un albero non è MAI un buon investimento. Se l’albero sopravvive necessiterà sempre più spesso di interventi per il contenimento, per la rimozione di rami secchi, per la rottura di rami per carichi nevosi o ventosi. Se l’albero non sopravvive abbiamo speso i nostri risparmi dapprima per un intervento di potatura e successivamente saranno necessari ulteriori interventi per l’abbattimento dell’albero e la sua sostituzione (in funzione di quanto previsto dai regolamenti comunali e dai parchi potrebbe essere necessario piantumare fino a 3 piante per quella rimossa… col rischio di entrare in un circolo vizioso!);
– Mutilazione dell’albero. Un albero capitozzato è brutto; non c’è molto altro da aggiungere (se ci pensiamo gli alberi ornamentali vengono messi a dimora per abbellire le nostre proprietà grazie alle loro ramificazioni e alla loro forma… capitozzandoli andiamo a distruggere la loro intrinseca bellezza).

Federico Bonetti Capitozzatura

Un esempio di pianta capitozzata (malamente)

Quindi, quali sono le linee guida per la potatura di un albero “troppo ingombrante”?

1) NON CAPITOZZARLO!;
2) Affidarsi a tecnici e personale QUALIFICATO;
3) Applicare, ove possibile, la tecnica del “taglio di ritorno”. Se un ramo deve essere accorciato, lo si può fare rimuovendolo a partire dall’inserzione con un ramo secondario. Così facendo l’albero è in grado di rimarginare la ferita del taglio (seppur abbastanza lentamente). L’applicazione del “taglio di ritorno” prevede che il diametro del ramo laterale non deve essere inferiore ad un terzo del diametro del ramo asportato; non si dovrebbero rimuovere rami con diametri maggiori di 7-10 cm; non dovrebbe essere rimosso più del 30% delle foglie per stagione vegetativa (in caso si rendessero necessari interventi più drastici è meglio distribuirli nell’arco di più anni).

C’è da dire che la Capitozzatura può essere applicata ragionevolmente in casi molto particolari: quando è l’unica alternativa all’abbattimento (albero con grosse problematiche al quale, ad esempio, si è affezionati). 
In linea generale in ambito ornamentale, LA CAPITOZZATURA È SEMPRE DA EVITARE!

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