Potare gli alberi in città: modi e periodi corretti

Intervenire nel momento corretto e con le giuste tecniche è la chiave del successo

Gli alberi in città offrono benefici enormi: migliorano la qualità dell’aria, mitigano le temperature, creano ombra e rendono più vivibili gli spazi urbani. Tuttavia, questi vantaggi possono essere compromessi da potature eseguite in periodi sbagliati o con tecniche scorrette.

In un’epoca segnata dal cambiamento climatico, preservare il patrimonio arboreo urbano è una priorità. Solo una gestione attenta e rispettosa consente agli alberi di restituire il massimo dei benefici.

Il primo passo è semplice a dirsi ma non sempre a farsi: piantare l’albero giusto nel posto giusto. Nelle nuove realizzazioni o riqualificazioni urbane è possibile farlo, ma quando si gestiscono alberature storiche, spesso cresciute in contesti cambiati nel tempo, la sfida è più complessa. Pensiamo a un albero di 60/80 anni che accresce in una piazza; in questo periodo ha assistito a 1, 2 o anche 3 riqualificazioni architettoniche! Abbiamo a che fare quindi con esseri viventi che vivono in ambiti molto differenti dagli ambienti naturali tipici di sviluppo della specie e sottoposti a “pressioni” ben diverse da quelle tipiche in natura.

Riqualificazione della piazza. Gli alberi sono stati conservati (per fortuna!) ma quasi sicuramente ci stati danni radicali.

Per gestire correttamente questo tipo di alberi dobbiamo porci delle domande: perché voglio potare l’albero? In che modo? In che periodo? Nell’articolo cercherò, semplificando, di dare qualche chiave di lettura utile a fare le scelte corrette.

Perché potare un albero in città?

In natura, un albero non ha bisogno di potature per vivere. In città, invece, dobbiamo conciliare la sua presenza con le esigenze e la sicurezza delle persone.

Quando pongo questa domanda: “Perchè vuole potare il suo albero?“, la risposta che ottengo più spesso è: “La mia pianta va potata perché è troppo alta e quindi pericolosa. Dobbiamo potarla altrimenti cade“. Non è proprio così, o meglio è una visione dell’albero che considera unicamente il punto di vista dell’uomo. Siamo portati a pensare che una pianta alta sia pericolosa perché in caso di schianto farà più danni (verosimilmente) di una con altezza ridotta. E’ un ragionamento dettato dai nostri sentimenti, non da fondamenti scientifici.

Questa Cactacea non è sicuramente alta eppure ha causato danni importanti.

Siamo davvero convinti che esseri viventi così sofisticati, che hanno milioni di anni di evoluzione alle spalle, si siano evoluti senza considerare che l’altezza o il peso potrebbero essere un problema? Se l’albero è sano e in buona salute, l’altezza non è un problema; crescendo l’albero si struttura per sostenere il proprio peso e resistere alle sollecitazioni.

Gli interventi di potatura, o cesori, dovrebbero essere effettuati per migliorare la struttura dell’albero in alberi giovani o a seguito di danni, ridurre le interferenze con manufatti o edifici (in caso di alberi giusti nel posto giusto non è necessario), ridurre il rischio di schianto di alcune parti della chioma in caso di difetti o nella gestione dell’albero in ragione di problematiche di stabilità (es. danni fungini, deperenza, secco dovuto a siccità).

Altri interventi possono essere eseguiti per ricostruire la chioma a seguito di danni da vento e/o capitozzature (qui il link a un mio articolo sui danni da capitozzatura), per finalità specifiche come mantenere una determinata forma geometrica (quinte o spalliere) o, specialmente in passato, per la produzione di legname o lettiera (potature a testa di salice e sgamollo).

Quindi la risposta alla domanda è: la potatura deve essere eseguita solamente quanto finalizzata a risolvere (o meglio mitigare) una determinata problematica.

Come potare?

Visto il perché, concentriamoci sul come.

La potatura dipende dalla finalità, dalla specie vegetale, dallo stadio di sviluppo, dall’età e dallo stato di salute degli alberi. Non è semplice, ma sforziamoci di guardare la potatura dal punto di vista dell’albero e della sua biologia. L’albero crea energia dalle foglie immagazzinando il carbonio atmosferico e trasformandolo, grazie alla luce e mediante la fotosintesi, in zucchero. Risulta quindi evidente che le foglie sono il reattore dell’albero, il principale produttore di energia. Questa energia viene utilizzata per vivere, per crescere e costruire nuovi tessuti mentre quella in eccesso viene immagazzinata come riserva.

Effettuare una potatura significa intervenire sulla biologia dell’albero comportando stress più o meno intensi in funzione dell’intervento. Per questo motivo dobbiamo intervenire unicamente dove necessario e nelle maniere più corrette per far sì che questo intervento risulti il meno impattante possibile per l’albero.

Tipologie di potatura

Stabilita la finalità, viene determinata la modalità, intervenendo sulle unità architetturali dell’albero (branche o tronchi) in ragione della forma dell’albero, del sito di impianto, delle funzioni e dello stato di salute. In estrema sintesi, possiamo identificare le seguenti tipologie di intervento:

  • Potatura di formazione. Necessaria per dare forma e struttura agli alberi giovani, ad esempio alzando la chioma nei viali per permettere il passaggio di mezzi.
  • Potatura di gestione. Per mantenere una forma creata nel tempo. È da utilizzare per alberi topiati o gestiti con potature geometriche. Un esempio è la potatura a testa di salice che prevede la rimozione totale dei nuovi rami con intervallo di 1/2 anni.
  • Potature di conversione della forma. Utili per modificare la forma, per esempio per passare da una forma obbligata a una forma libera.
  • Potature di ricostruzione o restauro della chioma. Intervento per riportare l’albero in forma naturale a seguito di interventi errati di mutilazione o capitozzature intense e ingiustificate.
  • Potature di selezione dei rami e di rimonda. Rientrano in questa macrocategoria tutti gli interventi di selezione dei rami per interferenze o per anticipare le intenzioni dell’albero. Gli alberi sviluppano la propria chioma con un’architettura variabile in funzione della specie, del sito di radicazione e dello stadio di sviluppo generando, in generale, una chioma temporanea e una chioma definitiva. Con l’esperienza è possibile “leggere” l’albero e identificare quali sono le porzioni di chioma che saranno abbandonate. Così facendo è possibile prevedere le mosse dell’albero ed effettuare interventi mirati a limitare i pericoli di schianto di porzioni di chioma. L’albero è un essere vivente efficiente che si libera di ciò che non serve o non è più produttivo. Queste parti, una volta a terra, vengono degradate e riutilizzate per trarne elementi nutritivi. I problemi nascono dove questi processi di perdita programmata dei rami incontrano una panchina o le auto parcheggiate all’ombra! Pertanto è necessario intervenire correttamente per evitare pericoli inutili.

In che periodo potare?

Scegliere il momento giusto per potare è fondamentale per la salute dell’albero e per preservarne la bellezza. La stagionalità influisce direttamente sulle riserve energetiche della pianta, che vengono accumulate soprattutto nelle radici e alla base dei rami principali. In primavera, queste riserve vengono utilizzate per produrre nuova vegetazione, prima che le foglie siano pienamente operative. Durante l’estate e l’autunno, invece, l’albero ricostituisce le scorte, trasferendo gli zuccheri verso gli organi di riserva poco prima della caduta delle foglie.

I periodi da evitare

Abbiamo individuato in modo semplice due periodi in cui NON POTARE: la primavera, prima della completa “messa in funzione” delle foglie, e l’autunno, prima della completa caduta delle foglie nelle latifoglie (anche per le conifere sempreverdi è necessario evitare questo periodo nonostante non perdano gli aghi).

Purtroppo spesso si vedono interventi scellerati di potatura eseguiti nei primi giorni di marzo con le gemme in apertura o dalla metà di ottobre, senza badare alla biologia dell’albero ma basandosi unicamente… sul calendario! Basarsi sul calendario è rischioso e spesso errato, in quanto ogni stagione non è uguale all’altra e negli ultimi anni stiamo assistendo a un prolungamento delle stagioni calde (in novembre, mentre sto scrivendo questo articolo, la maggior parte delle latifoglie nel basso Varesotto ha ancora le foglie! E molti stanno già potando…).

Credo che nel 2024 questo sia inaccettabile! Abbiamo le conoscenze tecniche e scientifiche per effettuare interventi in modo intelligente senza danneggiare i nostri amati alberi. Da qualche anno a questa parte noto sempre più di frequente la potatura autunnale prima della caduta delle foglie, in modo che non sia necessario raccoglierle; una comodità, a scapito dell’albero. Oltre a danneggiare l’albero, si danneggia il paesaggio, in quanto molti degli alberi cittadini hanno grande valore ornamentale con colorazioni SPETTACOLARI.

Anche su questo aspetto apro una piccola parentesi. Dove possibile, lasciamo le foglie a terra, specialmente nei parchi, pulendo solamente i vialetti e ammassando le foglie cadute sotto gli alberi . Gli alberi vivono anche alcuni secoli senza la possibilità di muoversi, nel tempo gli elementi nutritivi nel suolo possono diminuire; è quindi importante rilasciare a terra la sostanza organica in modo che, degradandosi, possa restituire elementi nutritivi al terreno e all’albero. Le foglie al suolo costituiscono un enorme fonte di vita per insetti, artropodi e altri animali che trovano rifugio e nutrimento, oltre a essere paesaggisticamente di rilievo e in grado di caratterizzare il paesaggio e la stagione.

I periodi migliori per potare

Per rispondere alla domanda: quando potiamo? Abbiamo visto che dobbiamo evitare i periodi di germogliamento (inizio primavera) identificabile con il rigonfiamento delle gemme. Altro periodo da evitare è quello di discesa della linfa (generalmente da fine agosto alla caduta delle foglie). Possiamo quindi intervenire durante il periodo autunno/invernale dalla caduta delle foglie in poi (generalmente consiglio almeno 10 giorni dalla caduta completa) fino al periodo precedente al rigonfiamento delle gemme, che dipende dalla stagione e dall’esposizione delle piante al sole. In questo modo è possibile intervenire senza danneggiare le riserve dell’albero, a patto di eseguire interventi rispettosi della fisiologia arborea.

In alternativa, è possibile effettuare interventi di potatura al verde durante il periodo estivo di maggior caldo, generalmente compreso tra la metà di luglio e la metà di agosto. Anche in questo periodo le piante vivono un periodo di riposo dovuto alle alte temperature e possono essere potate, nel rispetto della fisiologia, senza causare danni.

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