Rizobatteri e micorrize, migliori amici degli alberi

Validi aiuti per il contrasto di (alcune) patologie vegetali

Il suolo è un sistema trifasico, formato da una fase solida organo-minerale, una fase liquida e una gassosa. L’aria è indispensabile per la sopravvivenza delle radici.

La tessitura del terreno è data da argilla, limo e sabbia. La sostanza organica è fondamentale per nutrire piante e animali e per dare struttura al suolo, creando macro e microporosità utili allo sviluppo radicale.

Per ottenere buoni risultati produttivi è necessario fornire alle piante azoto, fosforo e potassio (il famoso NPK presente in tutti i fertilizzanti).

Oltre la chimica: il suolo come sistema

Il suolo, però, è qualcosa di molto più complesso di un insieme di particelle ed elementi nutritivi. Questa semplificazione, di tipica concezione antropocentrica, deriva dalla necessità dell’uomo di ricondurre a modelli semplificati la complessità e la variabilità del suolo. Questa semplificazione molto spesso non ci fa considerare il suolo per quello che è realmente: un sistema vivo molto complesso. Nel suolo ci sono innumerevoli specie viventi: dalla macrofauna (es. talpe) alla microfauna tellurica (es. nematodi) fino a batteri e funghi del terreno. Tutti questi esseri viventi utilizzano, creano, rinnovano e modificano il suolo a tal punto di essere i veri “garanti” della fertilità del suolo. Per mantenere un suolo biologicamente attivo è necessario un costante apporto di sostanza organica in modo che gli “abitanti” del terreno possano vivere e mantenerne la fertilità.

L’uso eccessivo di fertilizzanti di sintesi ha ridotto la sostanza organica, impoverendo la fauna del suolo e diminuendo la capacità di trattenere nutrienti, con problemi come la lisciviazione.

Micorrize foto

Come contrastare il degrado del suolo

E’ importante apportare sostanza organica al suolo (ad esempio con fertilizzanti organici) e sono molto rilevanti i batteri e i funghi del suolo. Proprio queste ultime due categorie, spesso sottovalutate, possono essere la discriminante tra un buon suolo e un pessimo suolo. Questo perché le radici, al contrario di quanto si possa pensare, sono in grado di esplorare solamente dal 4 al 7% dell’intero volume del suolo.

Il ruolo dei rizobatteri e delle micorrize

Per questo motivo le piante, evolvendosi, hanno stabilito dei rapporti simbiotici con batteri e funghi micorrizogeni. Questo rapporto mutualistico porta ad un duplice beneficio: le piante forniscono zuccheri a batteri e funghi che “ricambiano” con elementi nutritivi difficilmente accessibili alla pianta (Fosfati, potassio, ecc..) che vengono estratti dalla sostanza organica e dai minerali.

Inoltre, funghi e batteri del suolo svolgono un’ulteriore importantissima funzione: proteggono le piante dai patogeni. In dettaglio, i Rizobatteri si sviluppano a strettissimo contatto con le radici, svolgendo la duplice azione di assorbimento e di protezione meccanica delle radici dai patogeni (essendoci i batteri attorno alle radici non c’è fisicamente lo spazio per i patogeni). Il “difetto” principale dei rizobatteri è di essere sostanzialmente immobili e in grado di svilupparsi solamente in prossimità delle radici.

Qui entrano in gioco i funghi micorrizogeni (ovvero funghi in grado di formare associazioni simbiotiche con le piante superiori). Le micorrize sono in grado di svilupparsi attorno alle radici e di spingersi nei micropori del terreno (le radici si sviluppano nei macropori) formando un reticolo di assorbimento in grado di incrementare di circa 7 volte il potenziale assorbente delle piante (in 1 centimetro cubo di suolo ci sono fino ad 1 chilometro di micorrize!). Inoltre , anch’essi contribuiscono alla protezione della pianta dai patogeni.

Patologie come sintomo, non causa

Alcuni studi internazionali hanno stabilito che buona parte delle patologie delle piante sono il risultato di uno stato di stress e non la vera problematica: la patologia è il sintomo, non la causa. Questo approccio, totalmente differente dai comuni principi di difesa delle piante, dimostra che piante in grado di stabilire proficui rapporti simbionti con batteri e funghi sono più sane, più resistenti alle patologie, sono in grado di sopperire autonomamente ai fabbisogni idrici ed energetici (quindi con minori costi gestionali) e, in caso di piante commestibili, producono alimenti organoletticamente migliori.

L’approccio scientifico di considerare la patologia come l’espressione di una problematica del suolo apre nuove prospettive. Ad esempio, se un fungo attacca le radici della mia pianta significa che non ho abbastanza funghi micorrizogeni e quindi è un problema di suolo e non della pianta. Questo è il primo passo verso una gestione del verde e una produzione consapevole volta ad assecondare i naturali meccanismi di difesa delle piante sviluppatisi in milioni di anni di evoluzione.

Verosimilmente, non è realistico pensare di combattere tutte le patologie vegetali con la corretta gestione della micorrizosfera (porzione di suolo interessata dalla presenza di radici, micorrize e rizobatteri). Una gestione del verde finalizzata a mantenere in salute il suolo mediante l’utilizzo di fertilizzanti organici e da lavorazioni del suolo meno intense (con conseguente sviluppo di micorrize e rizobatteri) contribuisce però a creare una micorrizosfera biologicamente attiva, in grado di supportare le esigenze delle piante e garantire la fertilità del suolo con piante più sane, più belle (in caso di piante ornamentali), meno suscettibili alle patologie e (in caso di piante eduli) produzioni quali-quantitativamente molto soddisfacenti e nutrienti.

Questo approccio è ben illustrato nel seguente “film” realizzato dalla Plant Health Care che illustra questi concetti in maniera semplice, chiara ed efficace.

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